Mi sono ritrovato qui a cercare di raccogliere qualche cosa da proporre, dopo un periodo estivo di letargo più o meno effettivo.
La realtà è che chi legge un blog è sempre convinto che lo scrittore abbia sempre un sacco di idee, un bel po' di inventiva, un modo suo e particolare di raccontare : insomma una sorta di artista. Forse è questa la differenza : chi si sente artista riesce ad esserlo, chi non se la sente al limite dice (così, timidamente, quasi vergognandosene) "sì, scrivo, compongo, suono..."
Non mi piace essere artista, perché non mi piace avere etichette e - nondimeno - nemmeno lo sono : secondo me l'estro inizia a sbiadire quando te ne rendi conto e dici in giro di essere un artista, poiché pensi più a come fare che al farlo. Almeno la penso così, senza nulla togliere ad un discreto numero di persone che si sono definite in questo modo, lo hanno dimostrato e continuano a farlo. E tuttavia non mi piace.
Uno pensa che una persona faccia arte esclusivamente per condividerla con la gente, ma spesso ci si rende conto che è proprio il contrario : l'arte in genere è l'unica forma espressiva che più sei egoista, individualista e più vali.
Infatti il nascondiglio di molti è quel tanto famoso "siete voi che non mi capite..." o il maggiormente usato "siete voi che non capite un cazzo...".
Invece no. Io vorrei che un artista mi desse una mano a capire, a riflettere, a tendere a quell'infinito così a portata di mano per lui; a raggiungere il cuore dell'alba ed apprezzarla in quell'attimo, perché non ce ne sarà un'altra come quella. Sciagurato chi vi insegna che l'Alba arriva tutte le mattine.
Sono attimi che non puoi condividere, se non con te stesso : può essere altrettanto bello con qualcun altro, ma si perde una parte - la più importante a mio parere - dell'esperienza.
Tuttavia sono piuttosto convinto che l'arte sia nella mia vita imprescindibile, più di molte altre cose "socialmente utili", che sarà l'arte a salvare l'uomo e la sua etica : attenzione, non sto parlando di bello o di gusto, sto parlando proprio della salvezza umana. Nessuna cosa eleva l'uomo dalla sua bassezza come le varie forme d'arte. E non lo dico per fare demagogia (seppur non nego che in parte la stia già facendo), ma per provare a spiegare l'emozione che nasce quando vedi, senti, percepisci al di là delle tue possibilità, ma hai un attimo in cui senti che è possibile, che "ci puoi arrivare". Il romanticismo ha coniato il termine "Streben", ossia tensione verso l'infinito (più o meno).
Non voglio parlare della realtà, di "ciò che conta", perché in questo spazio è inessenziale : preferirei passare delle serate a stare zitto, nella ricerca di "leggere" le persone.
Devo concludere, perché mi sembra il momento giusto.
Vorrei lasciare davvero qualche parola profonda, personale, vera ed unica : ne avrei i cassetti pieni, ma questo è simbolo di non troppa unicità, quindi saluto con un estratto di un pezzo degli Yes, il cui titolo è anche quello di questo intervento.
Buonanotte
"Lost on a wave and then after
Dream on, on to the Heart of the Sunrise
Sharp. Distance.
How can the wind with so many around me?
Lost in the city"
Clifford's Corner
Life is just a candle and dream must give it flame
lunedì 29 agosto 2011
martedì 14 giugno 2011
Non mi interessa
Non mi interessa l'oggi, né il domani
Se vivrò ancora,
Ma essere l'istante infinito dell'arte
Che saetta nel reale.
Essere lo scrittore nell'attimo dell'Idea,
Il pittore nella pennellata eterna,
l'artista che vive nell'attimo, e nell'attimo muore.
Avrà nuova vita nell'ineluttabilità del reale
Avrà nuova via, per fuggirla
Scapperà dal suo se stesso mortale
Per cercare qualcosa che solo lui capirà.
O chi, come lui, non riesce a vedere coi propri occhi.
Se vivrò ancora,
Ma essere l'istante infinito dell'arte
Che saetta nel reale.
Essere lo scrittore nell'attimo dell'Idea,
Il pittore nella pennellata eterna,
l'artista che vive nell'attimo, e nell'attimo muore.
Avrà nuova vita nell'ineluttabilità del reale
Avrà nuova via, per fuggirla
Scapperà dal suo se stesso mortale
Per cercare qualcosa che solo lui capirà.
O chi, come lui, non riesce a vedere coi propri occhi.
sabato 14 maggio 2011
Pareri non richiesti, parte I - Crisi
Scusate la mia assenza, ma anche la mia presenza. Ho tante cose che mi passano per la testa, il cuore, lo stomaco e mi sono quasi sentito in dovere di scrivere qualcosa. Così, per fissarlo. La crisi non è la mia, facendo una premessa, ma di una persona che mi sta a cuore e alla quale, ho sottoposto i miei pareri. Non richiesti, non seguiti ed è giusto così, perché in certi casi fare di testa propria è vivere; fino a farsi male, fino a farsi peggio. C'è una parte di un testo de Le Orme che mi è rimasto impresso : "La colpa di esser vivo e non poter cambiare". E' questo che, sostanzialmente, potrei rimproverare a questa persona, non perché deve limitatamente per il motivo che glielo dicono gli altri, ma perché si arriva ad un punto in cui è quasi inevitabile, se non addirittura naturale. Nessuno vuole soffrire, a nessuno piace, ma certe volte bisogna ferirsi : estremizzando, alcune religioni contemplano la morte per arrivare a nuova vita; con i dovuti limiti, la cosa può essere analoga. La cosa giusta, che secondo me deve essere una costante in questi casi, è - in ciascun cambiamento - farlo per se stessi innanzitutto, affinché gli altri possano notare l'individualità, l'essere, non il voler essere e l'apparire : purtroppo c'è gente che la pensa diversamente; rispetto un parere (forse non richiesto) che non condivido. Rimane il fatto che una persona tonda rimmarà, almeno nel suo complesso, tonda e non c'è niente di male in questo : potrà non piacere ai quadrati, ai triangolari, ma è impossibile giudicare cosa sia meglio o peggio. Fuor di metafora, ciascuno di noi ha persone con cui si sente affine e altre con cui lo è meno; è la vita e non si può piacere a tutti.
Scontatezze a parte, spero che questa persona possa rimettersi in carreggiata, possa sbagliare e cambiare, come lui vuole, perché so che piacerà. Almeno a me piacerà sempre, anche se lui è tondo ed io sono quadrato. Però le cose sono diverse.
Buonanotte
Scontatezze a parte, spero che questa persona possa rimettersi in carreggiata, possa sbagliare e cambiare, come lui vuole, perché so che piacerà. Almeno a me piacerà sempre, anche se lui è tondo ed io sono quadrato. Però le cose sono diverse.
Buonanotte
martedì 5 aprile 2011
Aventiniana
Se mi avessero chiesto, avrei detto che confrontarsi è fondamentale
Se mi avessero chiesto, avrei detto che avendo una sola versione dei fatti non avrei potuto dare un parere
Se mi avessero chiesto, avrei detto che però la situazione è abbastanza chiara così
Se mi avessero chiesto, avrei detto che nessuno può negare la propria natura, ma non può nemmeno farlo fare agli altri
Se mi avessero chiesto, avrei detto che ci si può volere bene essendo caratterialmente diversi e facendo attività diverse
Se mi avessero chiesto, avrei detto che amo non far nulla con gli amici con cui vorrei fare qualcosa
Se mi avessero chiesto, avrei detto che amo chiacchierare con persone oneste che non la pensano come me
Se mi avessero chiesto, avrei detto che la mia unica utilità è ascoltare gli amici
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere soggettivista
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere individualista, ma non egoista, ho rispetto della vita altrui
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere ignavo, ma un ignavo che vi fa comodo
Se mi avessero chiesto, avrei tentato di mettere una buona parola per qualcuno
Se mi avessero chiesto, probabilmente sarei stato zitto
Se mi avessero chiesto, avrei detto che avendo una sola versione dei fatti non avrei potuto dare un parere
Se mi avessero chiesto, avrei detto che però la situazione è abbastanza chiara così
Se mi avessero chiesto, avrei detto che nessuno può negare la propria natura, ma non può nemmeno farlo fare agli altri
Se mi avessero chiesto, avrei detto che ci si può volere bene essendo caratterialmente diversi e facendo attività diverse
Se mi avessero chiesto, avrei detto che amo non far nulla con gli amici con cui vorrei fare qualcosa
Se mi avessero chiesto, avrei detto che amo chiacchierare con persone oneste che non la pensano come me
Se mi avessero chiesto, avrei detto che la mia unica utilità è ascoltare gli amici
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere soggettivista
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere individualista, ma non egoista, ho rispetto della vita altrui
Se mi avessero chiesto, avrei detto di essere ignavo, ma un ignavo che vi fa comodo
Se mi avessero chiesto, avrei tentato di mettere una buona parola per qualcuno
Se mi avessero chiesto, probabilmente sarei stato zitto
lunedì 28 febbraio 2011
Altra Luna
Stavo pensando che non bisogna fare vedere di essere unici, perché ognuno di noi - nel proprio piccolo - lo è; e comportarsi così da fare trasparire in modo artefatto questa unicità è la principale via per non essere creduti. Ho un amico che è così : gli voglio bene, ma esagera tanto alcune tendenze del suo carattere da essere etichettato - e, purtroppo per lui, a ragione - come contaballe. Una debacle.
Non ce lo dice nessuno che siamo diversi da chiunque, nemmeno i nostri genitori che ci mentono esagerando alcune nostre peculiarità e cercando somiglianze con avi. E' normale che lo facciano, sono genitori e devono volerci bene per cliché.
Avremo certo qualcosa in comune, ma nessuno verrà ad essere "l'altra metà della mela" : perché si è interi nelle proprie imperfezioni, insicurezze e forze. Ovviamente è auspicabile trovare qualcuno con cui si è affini, ma nulla più (anche se non è poco).
Il maggiore pregio di un'unicità vera è, a mio parere, la spontaneità. Se si è se stessi ovunque, con chiunque, sempre si dà un'immagine di coerenza, che deve essere anzitutto interiore per poter dimostrare col proprio essere ed apparire di essere ciò che si è realmente. Non servirà l'abbigliamento, il credo politico, la religione : è qualcosa di molto più astratto, collegato all'anima e al corpo (per me un unicum); conoscere davvero qualcuno è una sensazione legata ad un qualcosa di viscerale, che poi potrà essere analizzato con più calma dalla mente, nel tempo.
E' qualcosa che bisogna vedere, o credere di vedere. Ad esempio, qualche tempo fa ho creduto di vedere lo sguardo più bello mai notato in vita mia : non so cosa avesse di particolare, ma c'era una carica di interiorità così pura ed evidente che sarò rimasto cinque minuti buoni a tentare di capire ed essere carpito da quel magnetismo di quegli occhi, quel viso concentrato in una divertita serietà quasi assente. Un bell'enigma. Bello perché era soprattutto vero.
Non ce lo dice nessuno che siamo diversi da chiunque, nemmeno i nostri genitori che ci mentono esagerando alcune nostre peculiarità e cercando somiglianze con avi. E' normale che lo facciano, sono genitori e devono volerci bene per cliché.
Avremo certo qualcosa in comune, ma nessuno verrà ad essere "l'altra metà della mela" : perché si è interi nelle proprie imperfezioni, insicurezze e forze. Ovviamente è auspicabile trovare qualcuno con cui si è affini, ma nulla più (anche se non è poco).
Il maggiore pregio di un'unicità vera è, a mio parere, la spontaneità. Se si è se stessi ovunque, con chiunque, sempre si dà un'immagine di coerenza, che deve essere anzitutto interiore per poter dimostrare col proprio essere ed apparire di essere ciò che si è realmente. Non servirà l'abbigliamento, il credo politico, la religione : è qualcosa di molto più astratto, collegato all'anima e al corpo (per me un unicum); conoscere davvero qualcuno è una sensazione legata ad un qualcosa di viscerale, che poi potrà essere analizzato con più calma dalla mente, nel tempo.
E' qualcosa che bisogna vedere, o credere di vedere. Ad esempio, qualche tempo fa ho creduto di vedere lo sguardo più bello mai notato in vita mia : non so cosa avesse di particolare, ma c'era una carica di interiorità così pura ed evidente che sarò rimasto cinque minuti buoni a tentare di capire ed essere carpito da quel magnetismo di quegli occhi, quel viso concentrato in una divertita serietà quasi assente. Un bell'enigma. Bello perché era soprattutto vero.
domenica 30 gennaio 2011
L'Autodidatta
Ripensando a quello che mi è successo qualche ora fa e - non avendo molto da fare ora - mi sono accorto che non ho mai parlato (quasi addirittura pensato) della rabbia.
La rabbia è un sentimento molto difficile da inquadrare per me, forse è anche per quello che non ne ho mai avuto molto a che fare : sono un tipo abbastanza tranquillo e, per me, un tale sentimento è piuttosto nuovo ed "estremo".
Mettendola in percentuale sono, mediamente, al 99.5 % tranquillo; allo 0.4 % contrariato e allo 0.1 % furioso. Quest'ultimo aspetto è abbastanza raro da vedere in me, tanto da avere io stesso delle vaghe impressioni di come sono quando raggiungo quel momento : interiormente per me è una cosa molto pesante, perché - le poche volte che è capitato - ci ho sofferto parecchio. Devo farmi una discreta violenza per raggiungere quel punto di non ritorno che è la massima ira : non è solo una violenza psicologica, ma anche fisica. Sto proprio male.
Poi, dopo questo, passo un altro momento strano, ossia quello in cui mi sento in colpa con il (giusto, solitamente) bersaglio della mia sfuriata : è un'idiozia, ma che ci posso fare?
Sono abbastanza convinto che essere eccessivamente buono e tranquillo alla lunga non giovi, ma il mio modo di vedere la vita fa a meno della rabbia : non che sia giusto, ma per me lo è; ed avendo un concetto molto labile di verità oggettiva, questo avvalora la mia personalissima ipotesi.
Sono piuttosto convinto che la rabbia sia inevitabile e connaturata nell'uomo, ma c'è chi somatizza e chi no; ed io sono tra i primi : probabilmente è sbagliato, perché quelli come me si portano dietro parecchia rabbia repressa e non è un bene, ma ci sono molti casi in cui la rabbia l'ho proprio espulsa dal mio corpo per osmosi.
Forse anche perché non ho propriamente una memoria ferrea e questo aiuta nelle cose brutte e fa danni nelle cose belle. Questo fatto mi regala però delle particolari emozioni quando richiamo i miei (pochi) ricordi d'infanzia : questi, evocati come un flashback di "cinemistica" memoria, essendo sfocati dal beneficio dell'insicurezza mi danno quell'ulteriore profondità e "Sehnsucht" che difficilmente riesco a spiegare. Mi sembro sostanzialmente un altro rispetto al me del presente.
Sto ancora imparando a conoscermi e il fatto di iniziare a veder sbiadire i ricordi dei primi anni del liceo mi preoccupa un po', perché mi toglie solidità alle basi per costruire una convincente immagine di me stesso : rimane, tuttavia, sempre evidente che non ho davvero null'altro di meglio da fare per analizzarmi in questa maniera paranoica. Al posto mio, la gente normale vive e si chiede cosa deve fare domani, non come sarà un domani il suo passato : mi sa che l'influenza di Pirandello e Sartre su di me è più marcata di quanto realmente voglia.
Spero, come dice Il Professore, di non essere mai il discepolo di nessuno; il pensiero ha molti buoni esempi, ma un unico padrone.
Buonanotte
La rabbia è un sentimento molto difficile da inquadrare per me, forse è anche per quello che non ne ho mai avuto molto a che fare : sono un tipo abbastanza tranquillo e, per me, un tale sentimento è piuttosto nuovo ed "estremo".
Mettendola in percentuale sono, mediamente, al 99.5 % tranquillo; allo 0.4 % contrariato e allo 0.1 % furioso. Quest'ultimo aspetto è abbastanza raro da vedere in me, tanto da avere io stesso delle vaghe impressioni di come sono quando raggiungo quel momento : interiormente per me è una cosa molto pesante, perché - le poche volte che è capitato - ci ho sofferto parecchio. Devo farmi una discreta violenza per raggiungere quel punto di non ritorno che è la massima ira : non è solo una violenza psicologica, ma anche fisica. Sto proprio male.
Poi, dopo questo, passo un altro momento strano, ossia quello in cui mi sento in colpa con il (giusto, solitamente) bersaglio della mia sfuriata : è un'idiozia, ma che ci posso fare?
Sono abbastanza convinto che essere eccessivamente buono e tranquillo alla lunga non giovi, ma il mio modo di vedere la vita fa a meno della rabbia : non che sia giusto, ma per me lo è; ed avendo un concetto molto labile di verità oggettiva, questo avvalora la mia personalissima ipotesi.
Sono piuttosto convinto che la rabbia sia inevitabile e connaturata nell'uomo, ma c'è chi somatizza e chi no; ed io sono tra i primi : probabilmente è sbagliato, perché quelli come me si portano dietro parecchia rabbia repressa e non è un bene, ma ci sono molti casi in cui la rabbia l'ho proprio espulsa dal mio corpo per osmosi.
Forse anche perché non ho propriamente una memoria ferrea e questo aiuta nelle cose brutte e fa danni nelle cose belle. Questo fatto mi regala però delle particolari emozioni quando richiamo i miei (pochi) ricordi d'infanzia : questi, evocati come un flashback di "cinemistica" memoria, essendo sfocati dal beneficio dell'insicurezza mi danno quell'ulteriore profondità e "Sehnsucht" che difficilmente riesco a spiegare. Mi sembro sostanzialmente un altro rispetto al me del presente.
Sto ancora imparando a conoscermi e il fatto di iniziare a veder sbiadire i ricordi dei primi anni del liceo mi preoccupa un po', perché mi toglie solidità alle basi per costruire una convincente immagine di me stesso : rimane, tuttavia, sempre evidente che non ho davvero null'altro di meglio da fare per analizzarmi in questa maniera paranoica. Al posto mio, la gente normale vive e si chiede cosa deve fare domani, non come sarà un domani il suo passato : mi sa che l'influenza di Pirandello e Sartre su di me è più marcata di quanto realmente voglia.
Spero, come dice Il Professore, di non essere mai il discepolo di nessuno; il pensiero ha molti buoni esempi, ma un unico padrone.
Buonanotte
sabato 1 gennaio 2011
La festa col botto
Siete tutti invitati alla festa di nessuno
Deciderà lui poi chi rimane
Perché nessuno vi conosce
Ed è meglio che non siate lì fuori a far danni
Là fuori tutto è di nessuno
E anche voi
Ed io che son qualcuno
Guardo quello che succede
Anch'io son di nessuno
Ma nessuno me l'ha detto
E che ci crediate o meno
In un certo senso lo sapevo
Ma finché sono qui fuori
Io sono di me stesso e di nessun altro
Nessuno capirà
Perché ho voglia di sbagliare
Non ci sarà mai la festa di nessuno
O forse è tutti i giorni
A noi non spetta saperlo
E rimaniamo lì fuori a far danni
Tutti parlano per nessuno
Ma nessuno parla per sé
E le conseguenze fanno male alla logica
E ai bambini
Nessuno può giudicare
Anche se qui lo fanno tutti
Assolvendosi a prescindere
Chiudendo gli occhi e basta
Anch'io chiuderò gli occhi
Ma solo per farmi giudicare da qualcuno
Che alla fine della fiera
Può benissimo essere nessuno
Buon natale in anticipo e buon anno in ritardo
Deciderà lui poi chi rimane
Perché nessuno vi conosce
Ed è meglio che non siate lì fuori a far danni
Là fuori tutto è di nessuno
E anche voi
Ed io che son qualcuno
Guardo quello che succede
Anch'io son di nessuno
Ma nessuno me l'ha detto
E che ci crediate o meno
In un certo senso lo sapevo
Ma finché sono qui fuori
Io sono di me stesso e di nessun altro
Nessuno capirà
Perché ho voglia di sbagliare
Non ci sarà mai la festa di nessuno
O forse è tutti i giorni
A noi non spetta saperlo
E rimaniamo lì fuori a far danni
Tutti parlano per nessuno
Ma nessuno parla per sé
E le conseguenze fanno male alla logica
E ai bambini
Nessuno può giudicare
Anche se qui lo fanno tutti
Assolvendosi a prescindere
Chiudendo gli occhi e basta
Anch'io chiuderò gli occhi
Ma solo per farmi giudicare da qualcuno
Che alla fine della fiera
Può benissimo essere nessuno
Buon natale in anticipo e buon anno in ritardo
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