Life is just a candle and dream must give it flame

mercoledì 10 novembre 2010

Madame de Renal

Chiedo scusa. A chi non ho detto niente, a chi l'ho detto troppo tardi, a chi non ho detto la verità. Chiedo scusa a me stesso per volermi male, per non avere un'autostima perché - in fondo - è più comodo, per rendermi conto in ritardo che scegliere ciò che è comodo invece che ciò che piace è un peccato mortale.
Insomma, chiedo scusa per essere me stesso e per continuare a provare - fallendo - di capirmi : ci provo tante volte, troppe, ma non mi delineo. La cosa preoccupante è che mi serve per essere migliore; non è una cosa egoistica, è solo un modo per sentirmi più a mio agio con me stesso e quindi con gli altri.
Sarebbe meglio se parlassi un po' meno di me e un po' più di chi e cosa mi circonda : penso di essere un buon osservatore dell'ambiente esterno, ma non riesco a parlarne, almeno non come vorrei.
E vorrei affermare che non è un modo di piangersi addosso - non mi piace farlo, anzi lo odio - è solo un modo probabilmente per sentirmi vivo : ho un qualcosa dentro che mi accende e che mi porta ad essere così, a farmi delle domande, a scrivere fiumi di parole a caso in contesti probabilmente a caso. Sciagurato chi ha il dovere di leggermi XD
Tuttavia il motivo di tutto questo è ben altro : nuovi versi che parlano in parte di quanto detto in precedenza, ma anche di altro. Forse di incertezze della e nella società, di essere giovani nel 2000, ma di sentirsi già col futuro scritto a vent'anni. Però odio la prima persona singolare, infatti - in quasi tutte le occasioni - cerco disperatamente di evitare la parola "io".
Non mi trovo con questo pronome, implica tantissime cose, ma in fondo non abbastanza : con l'io si intendono tanti concetti e idee, alcune implicite ed altre - forse la maggioranza - supposte. E non mi riesce a piacere. Forse è per quello che ho tanti soprannomi.
Spesso mi chiedo come si trovi la gente in se stessa, se è davvero come appare o se è la metà o nemmeno un quarto : a chi dovrebbe interessare? Forse a nessuno, nemmeno a se stessi, perché - in conclusione - la vita è un'altra cosa.

Parlare a frasi fatte
Vivere di routine
Confrontarsi col reale
Si dice tutto questo sia normale
Ma non riesco così
E vivo in paranoie matte

Cerco un io che non mi serve
Un dio che non voglio servire
Una società impensabile
Sono un sogno incontrollabile
Un pazzo da compatire
Che giudica a braccia conserte

Dovrei essere questo
Ma a nessuno importa
Nemmeno al mio io supposto