Stavo pensando che non bisogna fare vedere di essere unici, perché ognuno di noi - nel proprio piccolo - lo è; e comportarsi così da fare trasparire in modo artefatto questa unicità è la principale via per non essere creduti. Ho un amico che è così : gli voglio bene, ma esagera tanto alcune tendenze del suo carattere da essere etichettato - e, purtroppo per lui, a ragione - come contaballe. Una debacle.
Non ce lo dice nessuno che siamo diversi da chiunque, nemmeno i nostri genitori che ci mentono esagerando alcune nostre peculiarità e cercando somiglianze con avi. E' normale che lo facciano, sono genitori e devono volerci bene per cliché.
Avremo certo qualcosa in comune, ma nessuno verrà ad essere "l'altra metà della mela" : perché si è interi nelle proprie imperfezioni, insicurezze e forze. Ovviamente è auspicabile trovare qualcuno con cui si è affini, ma nulla più (anche se non è poco).
Il maggiore pregio di un'unicità vera è, a mio parere, la spontaneità. Se si è se stessi ovunque, con chiunque, sempre si dà un'immagine di coerenza, che deve essere anzitutto interiore per poter dimostrare col proprio essere ed apparire di essere ciò che si è realmente. Non servirà l'abbigliamento, il credo politico, la religione : è qualcosa di molto più astratto, collegato all'anima e al corpo (per me un unicum); conoscere davvero qualcuno è una sensazione legata ad un qualcosa di viscerale, che poi potrà essere analizzato con più calma dalla mente, nel tempo.
E' qualcosa che bisogna vedere, o credere di vedere. Ad esempio, qualche tempo fa ho creduto di vedere lo sguardo più bello mai notato in vita mia : non so cosa avesse di particolare, ma c'era una carica di interiorità così pura ed evidente che sarò rimasto cinque minuti buoni a tentare di capire ed essere carpito da quel magnetismo di quegli occhi, quel viso concentrato in una divertita serietà quasi assente. Un bell'enigma. Bello perché era soprattutto vero.