Ci sono uno o più momenti della vita di ognuno di noi in cui ci fermiamo per dare uno sguardo al nostro passato; giusto per viverlo un altro po', per lasciarsi investire da quelle vecchie sensazioni che sanno un po' di umido e muffa come le case di campagna dei nonni: le hai frequentate poco, ma sai che c'è qualcosa di tuo in tutto quello, qualcosa che trascende il tempo, un'emozione statica.
Non necessariamente ci guardiamo indietro per fare due conti sulla nostra vita, anche perché - nel mio caso - sarebbe un indifferente pareggio : ho qualcosa di meglio, ma anche qualcosa di peggio che prima non avevo; il voto della mia vita è un n.c. stabile.
Comunque, mi sono messo a vedere foto di qualche anno fa (diciamo foto di ieri) e ho avuto la certezza di non essere pronto : non essere pronto a quel lasso di tempo, troppo vicino per essere un passato dal quale attingere con malinconia dei bei tempi andati, troppo lontano per essere un presente vivo e martellante. Il timore mi ha assalito; non ho vissuto abbastanza per rivivere tutto questo ed è stupido perché da allora è cambiato molto, ma ciò che vediamo spesso è molto diverso da ciò che è.
Mi sono rivisto nelle foto del liceo, le gite per l'Europa, i ricordi che piano piano riaffiorano e mi lasciano in uno stato tra lo stupore e la perplessità, come quando senti l'odore di vecchio nelle case, ma percepisci il fascino delle loro pareti, dei loro mobili, delle loro finestre... Ho avuto forza abbastanza per andare avanti a rivangare nel mio passato prossimo e alla fine sono riuscito a farmi male : molte foto raccontano ben più di ciò che ritraggono e non sono sempre bei sentimenti e bei ricordi. Troppe foto mi hanno sussurrato aneddoti che non mi sento di raccontare, almeno non ora e non con il giusto peso, che non deve essere per forza leggerezza, ma nemmeno eccessivo peso. Qualcosa di giusto, di misurato, di distaccato. E non sono pronto.
Solo una foto si è salvata : una foto di quattro anni fa, bella perché spontanea, vera, innocente. Scattata quando non c'era nulla da dire, ma tutto da scrivere e vivere, commovente perché scaturita da un colpo d'estro e da niente in particolare, solo dalla voglia di catturare un momento e creare dell'arte dal nulla.
Forse sono ancora imprigionato in quel momento, anche se per me sarebbe meglio uscirne, magari rifugiarmi in un'altra foto : per cambiare un po'.
Però non so se ne ho voglia. E se mi sento pronto.
Io ormai sono assuefatta dalle foto. Ma è un'assuefazione così bella. Potresti scattare una foto ogni giorno e rintanarti in quella.
RispondiEliminaE' necessario parlare del passato in modo distaccato?
RispondiEliminaBisogna staccarsene per forza?